Nella brevità dei servizi di Occhio allo Spreco siamo obbligati a semplificare temi molto complessi, ma dietro a quei pochi minuti c’è un lavoro attento, e quando sbagliamo siamo i primi a riconoscerlo.
Dopo la messa in onda mi è arrivata una mail da un telespettatore che lavora presso un’azienda di film plastici idrosolubili, in cui scrive: “Non si possono dare in pasto a tutta l’opinione pubblica informazioni distorte e forvianti, come purtroppo quelle che ti hanno fatto dire, che penso non vengono da una analisi accurata del problema o quantomeno frutto di una tua convinzione.”
Premetto che nessuno, grazie a Dio, mi “fa” dire nulla, e, come avrete modo di leggere, le informazioni che abbiamo trasmesso sono corrette.
Il telespettatore prosegue dicendo:
“Vorrei correggerti in quanto biodegradabile è un prodotto che si trasforma in anidride carbonica, acqua e biomassa cellulare nel suo fine vita controllabile su basi composizionali e compostabile si trasforma sempre negli stessi 3 componenti ma solamente in una situazione di compostaggio riducendo il suo peso del 90% e lo deve fare in 6 mesi e non 3 come hai indicato.”
A questo proposito, spiego perchè abbiamo detto “3 mesi”, citando lo standard europeo UNI EN 13432:2002 che disciplina il requisito di biodegradabilità applicato al contesto del compostaggio. La norma prescrive che i materiali per potersi fregiare della certificazione di compostabilità debbano rispettare i seguenti quattro criteri:
Biodegradazione: è la degradazione dovuta dall’azione di enzimi specifici che comporta una modifica significativa del composto chimico (con rilascio di acqua, di CO2, di metano e di calore). Entro 6 mesi, il90% del materiale deve essere biodegradato.
Disintegrabilità , cioè la frammentazione e perdita di visibilità nel compost finale (assenza di contaminazione visiva). Misurata con una prova di compostaggio su scala pilota o reale. Il materiale in esame deve essere biodegradato insieme con rifiuti organici entro dodici settimane (circa 3 mesi). Alla fine il compost viene vagliato con un setaccio di 2 mm di luce. I residui del materiale di prova con dimensioni maggiori di 2 mm sono considerati non disintegrati. Questa frazione deve essere inferiore al 10% della massa iniziale.
http://www.gestionale.legambiente.org/ecosportello/upload/File/norma%20en%2013432.pdf
Walter Giacetti, che è intervenuto nella puntata, spiega qui la questione, al fine di chiarire ogni malinteso:
“Nel servizio di Occhio Allo Spreco del 14 gennaio us è stato quindi indicato correttamente il tempo di tre mesi come riferimento per la degradazione completa (vedi parametro sperimentale della disintegrabilità), in quanto il manufatto per essere dichiarato compostabile DEVE (al 90%) disintegrarsi (in minuscole particelle inferiori ai 2 mm) entro 12 settimane.
In Italia è stato principalmente il Consorzio Italiano Compostatori http://www.compostabile.com/partner.html che ha promosso il circuito di certificazione di manufatti compostabili definendo l’apposito logo a cui abbiamo fatto riferimento nel servizio (utilizzando ovviamente la norma UNI EN ISO 13432) al fine di promuovere gli stessi in una logica di filiera in modo da favorire il processo di compostaggio che, e giova ricordarlo, è assolutamente strategico e fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio dei rifiuti previsti dalla Norma Europea. Teniamo inoltre presente che la stessa Legge nazionale sulla gestione dei rifiuti (art 182 comma 1 D.lgs 152/06 “La raccolta separata dei rifiuti organici deve essere effettuata con contenitori a svuotamento riutilizzabili o con sacchetti compostabili certificati a norma UNI EN 13432-2002) prevede che i sacchetti utilizzati per la raccolta della frazione umida siano certificati secondo i sopracitati standard Europei, quindi qualsiasi sacco diverso utilizzato per la raccolta dell’umido di cucina è di fatto contro la Legge.
Nel servizio abbiamo dato in maniera lineare e sintetica delle informazioni di compatibilità dei sacchi attualmente in commercio rispetto alla norma nazionale ed europea e rispetto credo anche ad una corretta logica di utilizzo.”
Il telespettatore in questione prosegue ancora dicendo:
“Nell’intervento di Walter Giacetti si fa riferimento alla carta che in assoluto al mondo è il prodotto che consuma più acqua per tonnellata, e quantomeno opinabile che sia idonea alla raccolta della frazione umida del rifiuto solido urbano in quanto come ben noto la carta in contatto con l’acqua si frantuma.”
E l’ingegner Giacetti risponde:
“Sull’utilizzo dei sacchi di carta e delle bioplastiche compostabili si è espresso solo un giudizio di compatibilità rispetto all’impiego come sacco nella raccolta della frazione organica. In merito alla presunta inidoenità della carta dal punto di vista strutturale si deve invece osservare che esistono sacchi e mescole di carta sufficientemente resistenti per l’utilizzo come contenitore della frazione organica.
Rispetto invece ai sacchi “biodegradabili” ma NON compostabili e non conformi alla norma UNI EN 13432 va precisato, come del resto riportato nel position paper del Comitato Tecnico del Consorzio Italiano Compostatori e in recenti articoli di stampa, che gli stessi possono produrre danni se impropriamente utilizzati dai cittadini nella raccolta della frazione umida in quando non essendo biodegradabili nei tempi propri del compostaggio ma frammentabili (e non disintegrabili) determinano un peggioramento della qualità del compost, analogamente gli stessi sacchi determinerebbero, a mio avviso, un peggioramento della qualità del terreno se fossero abbandonati nello stesso, abbandono del resto vietato da qualsiasi norma e sanzionato dalla Legge. Rimane quindi l’invito, anzi di fatto l’obbligo, per i cittadini a verificare bene la compostabilità dei sacchi che utilizzano per la raccolta differenziata della frazione umida onde evitare problemi alla filiera del compostaggio.”
Il telespettatore conclude così: “la lobby della cosiddetta bioplastica (termine iniquo e forviante) detta anche da noi ricercatori la pannocchia-connection sta contribuendo alla divulgazione di notizie false e tendenziose al fine di ricavarne importanti interessi di monopolio di fatto aiutata e supportata anche da Ministri di questo Governo che hanno palesi interessi all’interno della stessa.”
Giacetti risponde:
“Rispetto a presunti interessi di Ministri di questo Governo o relativamente alla lobby dei produttori di bioplastica, tengo a precisare che le opinioni che ho espresso sono supportate da fatti e norme verificabili e riscontrabili come si può vedere anche consultando i link riportati di seguito ed è su questo piano che un eventuale confronto dovrebbe avvenire.”
http://www.helpconsumatori.it/?p=38548
http://www.iltempo.it/adnkronos/?q=YToxOntzOjEyOiJ4bWxfZmlsZW5hbWUiO3M6MjE6IkFETjIwMTIwMTEyMTYwMDQzLnhtbCI7fQ==
http://www.plasticaverde.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=472:giro-di-vite-sugli-shopper&catid=29:the-cms&Itemid=100